mercoledì 9 dicembre 2009

E se google fosse un medium?

Se Google fosse un medium sarebbe quarto. Nel senso di fatturato mondiale.
Lo scrive oggi Carlo De Benedetti in un articolo sul Sole 24 Ore, e analizza la potenzialità e la forza di quello che lui chiama "Big G".
Il fatturato mondiale della pubblicità è composto così:
al primo posto - ça va sens dire - c'è la TV, che fattura una novantina di miliardi di dollari
al secondo posto c'è la carta stampata con circa ottanta miliarducci
al terzo posto c'è Internet con sessantina di miliardi
al quarto ci sarebbe Google, che raccoglie 23 miliardi di dollari di pubblicità
E subito dopo, la radio.

Questi numeri e questo ranking spiegano la potenza di Big G e danno ancora più risalto alla battaglia delle news in atto.

Internet e le news non possono più fare a meno di Google, Google non può non offrire le news, e la negoziazione è infinita.

Sempre sul Sole di oggi compare un altro articolo sul tema, questa volta a firma nientemeno che di Rupert Murdoch.

Le regole del gioco stanno cambiando. E cambieranno ancora, statene certi.

sabato 5 dicembre 2009

Facebook è morto? Viva Facebook!

Il Corriere di oggi dedica una pagina ai social network, descrivendo ancora una volta il fenomeno Facebook.
Passato da circa mezzo milione a oltre 13 milioni di utenti in poco più di anno, FB è diventato un fenomeno mediatico senza precedenti.
L'articolo di Alessandra Carboni giustamente analizza il carattere non specialistico della piattaforma principe del social network e illustra le potenzialità dei network specializzati, citando, tra i tanti, friendfeed, linkedin, petbook, meetup.
In pratica, sostiene la Carboni, il mondo dei social network si specializzerà e diventeranno sempre di più i social network che potremo scegliere, in base ai nostri gusti e alle nostre passioni.
Io non credo che questo avverrà all'infinito, credo che i colossi del social network correranno ai ripari per evitare che il loro "churn rate" diventi allarmante e daranno ai loro utenti la possibilità di creare sub-network specialistici all'interno del network principale.
E credo anche che i network che risulteranno vincenti tra 3 anni saranno quelli che garantiranno la massima integrazione tra diverse piattaforme e diversi media.
... E tra Google e Facebook sarà un bel match per il controllo del business della pubblicità.

giovedì 22 ottobre 2009

Il sorpasso

Il sorpasso è avvenuto.
I lettori del sito di The Huffington Post sono diventati (molto) più numerosi dei lettori del Washington Post.
Non ci sarebbe niente di male, sarebbe solo una battaglia tra editori se non fosse che l'Huffington Post è un blog, creato e gestito da Arianna Huffington.
Nell'ultimo anno l'Huffington è cresciuto del 26% fino alla verticinosa cifra 9,4 milioni di lettori unici, mentre nello stesso periodo il Washington (o la Washington Post, secondo alcuni puristi) è sceso del 29%, a quota 9,2 milioni.
Prima o poi doveva succedere. Era inevitabile.
La convergenza è dappertutto. Non è mai stato facile come adesso raggiungere un grande pubblico, il problema è interagire con il pubblico che si è raggiunto.
E in questo cambiamento che si gioca tutto, perchè impattano sul modo con cui la gente si comporta. (La gente siamo noi, sono io che scrivo, sei tu che leggi, che hai voglia di confrontarti e avere un feedback, che vuoi essere trattato come persona e come cliente...).
Alcuni dati che dimostrano il trend in corso:
- In America il numero dei lettori dei quotidiani stampati è sceso di oltre 7 milioni, mentre il numero di lettori on line e blog è cresciuto di 30 milioni.
- Negli ultimi 2 mesi la quantità di video caricati su You Tube è stata superiore al totale di ore trasmesse dalle televisioni americane 7 giorni su 7 a partire dal 1948!
- Il numero di visitatori dei siti di informazione americani è di circa 10 milioni al mese, mentre il numero di visitatori di Facebook, My Space e You Tube è di circa 250 milioni.
- 6 anni fa non esisteva nessuno dei tre social network appena citati...

Un bel trend, vero?

martedì 20 ottobre 2009

Good morning America

Da ormai 5 giorni mi trovo a Washington per l'annuale Partners conference. I ritmi sono frenetici come sempre in queste occasioni, e il fuso non aiuta.

In questa occasione mi sono autoinventato il ruolo di reporter per l'azienda, sto scrivendo dei post quotidiani sul corporate blog.

Sono appena tornato dalla conferenza stampa al National Press club, una bella e nuova
esperienza, non c'è che dire.

Una cosa che mi colpisce sempre dell'America è la facilità con cui si riescono a scambiare esperienza e la velocità con cui si riescono a sviluppare progetti nuovi.

Ho un sacco di idee in in testa per quando ritorno.... Stay tuned

giovedì 8 ottobre 2009

Reinventare le regole del gioco

Per chi fa il mio mestiere è indispensabile essere sempre aggiornati sui trends del momento, capire cosa e chi proporre quando si pianificano le attività.

Quando devi cercare un keynote speaker hai sempre il problema di trovare quello giusto, quello trendy, che è in linea con il tuo business, con i valori dell’azienda, che può orientare ed ispirare l’audience.

E qui le agenzie di speaker placement possono fare la differenza.

Ieri sera a Londra ho partecipato a una bella serata, organizzata dal “London Speaking Bureau”, nella persona di Maria Franzoni, vulcanica ed energetica padrona di casa.

Speakers e clienti si sono incontrati ad un cocktail e semplicemente si sono parlati e si sono scambiati delle opinioni e in qualche modo di sono confrontati e presi le misure.

Un modo informale ma estremamente professionale per mettere insieme domanda e offerta, per allieneare e allinearsi, ma anche per conoscere e capire.

E tra strategisti, economisti, opinionisti, futurologi, uomini di sport e di spettacolo, anchorman e business man ce n’era veramente per tutti i gusti.

E Maria sta cambiando le regole del gioco. Ecco come.

La crisi che faticosamente stiamo cercando di lasciarci alle spalle sta trasformando il modo di dare business.

In questo caso è sufficiente pensare a quanti eventi sono stati cancellati o rimandati quest’anno.

Niente eventi, niente speakers placement, niente speakers. Tutto si ferma, tutto bloccato.

E allora, ecco la novità. Non più l’azienda al servizio dello speaker, spesso idolatrato e conteso a suon di quattrini ma è lo speaker che si promuove, che si propone, che si affida ad un’agenzia più innovativa dell’altra.

E l’agenzia più che mai diventa consulente dell’azienda, propone e caldeggia gli speakers più in linea con il business del cliente, insomma crea un ulteriore valore aggiunto nella sua proposizione.

Dimenticavo...Dagli incontri che ho avuto ieri sera, i trends del momento li riassumerei in: Organic e Sustainable.

martedì 8 settembre 2009

Il saluto di Obama agli studenti

Oggi La Stampa pubblica un'anteprima del discorso che Barack Obama terrà nelle prossime ore. E' destinato agli studenti americani, che proprio oggi tornano sui banchi di scuola dopo la pausa estiva.

Il discorso contiene molti messaggi stimolanti per i ragazzi, ed è ovviamente ben scritto e fluido, curato in ogni dettaglio, come sempre.

Ci sono un paio di passaggi che mi sono paciuti più di altri:

- non ci sono scuse per chi non ci prova.

- non abbiate paura dei fallimenti


E cita gli esempi di Harry Potter - il primo libro fu rifiutato per ben 12 volte dagli editori prima di essere pubblicato - e di Michael Jordan, che fu addirittura espulso dalla squadra di basket alle superiori.

E' un discorso che ben si adatta anche alla vita d'azienda.

Come ama citare Tom Peters nelle sue presentazioni:"Reward execellent failures. Punish mediocre successes" (citazione di un executive di Sydney).

Come dire: non abbiate paura di sbagliare.

E soprattutto: managers, non fate i maestrini con la bacchetta. Troppo facile, sono capaci tutti a fare gli arroganti e a bacchettare a destra e a manca.
Se qualcuno dei vostri sbaglia, incoraggiato a fare meglio, aiutatelo a ritrovare la motivazione, indicate la via e fornite tutto il supporto per farlo bene.

E se sbaglia ancora, aiutatelo di nuovo. E' questa la parte difficile.

Perchè l'etimologia della parola manager è chiara: MAN, ovvero uomo, cioè persona.

Ecco il testo di Obama

mercoledì 2 settembre 2009

Una mano a chi è rimasto indietro: anche un libro può far la differenza

Quest'anno alla conferenza europea Teradata di Istanbul abbiamo lanciato in Europa il programma Teradata Care, un progetto che la mia azienda ha promosso prima negli Stati Uniti, poi via via in tutto il mondo.
L'idea era quella di lasciare qualcosa alla città che ci aveva ospitato.
Il mio ricordo di quei giorni è ancora frenetico: si trattava del progetto europeo più importante dell'anno e nel mio nuovo ruolo mi ero trovato a gestirlo di punto in bianco, con i riflettori di tutta l'azienda puntati addosso.
Abbiamo semplicemente messo una postazione con dei libri per bambini e abbiamo chiesto ai partecipanti alla conferenza di impacchettare un libro e di scrivere una dedica per un bambino, che ovviamente non conoscevano.
Beh, nella frenesia di quei giorni ricordo con piacere di avere visto colleghi e clienti sostare anche per diversi minuti presso la postazione a cercare l'ispirazione per le parole giuste per una dedica ad un bambino sconosciuto.
Alla fine sono stati impacchettati 850 libri per i bambini delle scuole della zona di Istanbul che ci ospitava, e abbiamo organizzato un pomeriggio diverso per quei bambini, coinvolgendo un mago-animatore.
Un piccolo gesto, una giornata diversa per loro.
L'obiettivo di fondo era quello di incoraggiare i bambini a leffere di più, per avere più consapevolezza per il loro futuro.
E guardando i risultati sono contento di quello che abbiamo fatto.
Non una cosa automatica, non una cosa in pompa magna e roboante, ma una piccola attività fatta sottovoce durante un momento professionale.
Sono contento perchè nella frenesia di quei giorni ho capito ancora una volta che anche i piccoli gesti possono avere un grande impatto.
E averlo fatto a Istanbul, città che ho imparato a conoscere e ad amare nel corso di questi anni, mi ha dato ancora più soddisfazione...

Ne ho parlato ieri anche qui, sul blog aziendale.