Leggo Wired dal 1993, è una delle riviste che più mi piace in assoluto per il suo concentrato di tecnologia e di visione, oltre al modo non convenzionale di gestire le cose (ad esempio le pubblicità su Wired sono sempre molto particolari...).
Un paio di settimane ho appreso la notizia dell'arrivo imminente dell'edizione italiana e mi sono subito abbonato, più che altro mosso dalla curiosità di vedere la coerenza con l'edizione americana.
E oggi... la piacevole sorpresa: ho trovato in casella una lettera firmata da Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia.
Semplice, essenziale, ma soprattutto inaspettata, la lettera era un modo semplice per ringraziarmi della fiducia accordata alla rivista.
E non a caso la lettera parlava di fiducia: come ci ha insegnato il prof. Costabile al corso di marketing relazionale all'MBA nel proporre il suo modello dinamico di customer loyalty, la fiducia è un ualcosa che si comincia a instaurare fin dal primo acquisto, sta a chi propone il prodotto/servizio coltivarla.
E Wired lo sta facendo. Addirittura prima del primo acquisto.
Bravi!
martedì 16 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
La fusione tra TV e internet
Oggi il Mondo high tech dedica un ampio spazio ai nuovi televisori.
Schermi sempre più grandi, profondità sempre più sottili, un po' cinema, un po' tv, ma soprattutto molto web e molto internet.
Ecco, la fusione è completata e nei prossimi anni ci abitueremo a non avere distacchi tra tv e web, avremo sempre più contenuti on demand.
A distanza di quasi 15 anni la visione e le chiaccherate che facevo con Renato Moltrasio sono diventate realtà.
Internet era solo all'inizio, sembrava solo una promessa tecnologica. Mi ricordo che nel settore gli addetti ai lavori facevano fatica a distinguere Internet da Ethernet (vero!).
Ricordo ancora i giornalisti, del settore e non, che venivano a visitare l'Internet Point per farsi spiegare come funzionava.
Fu allora che feci la mia previsione a Renato: vedrai che entro 10 anni la tv e Internet diventeranno una cosa sola, un unico media che non potrà esistere senza l'altro. Mi sbagliavo, di anni ce ne solo voluti almeno 15.
E nel frattempo le menti più illuminate e intelligenti hanno capito e portato avanti questa visione: Silvio Scaglia dopo aver fondato Omnitel passò alla cassa e fondò Fastweb.
Poi è passato nuovamente alla cassa e adesso ha fondato Babelgum, fornitore di contenuti multimediali con base a Londra.
Oggi faccio un'altra previsione: la tv del futuro sarà sempre più simile ai nostri gusti e "imparerà" a fornirci i contenuti che piacciono a noi.
Ci saranno degli Agent software interni che capiranno quali sono i programmi che ci piacciono e scandeglieranno il web alla ricerca dei contenuti che piacciono a noi.
Youtube sarà una commodity integrata nel televisore (ma avrà ancora senso chiamarlo televisore?), mentre Google indicizzerà i nostri generi televisivi e ce li proporrà di volta in volta.
Un po' pronti all'uso sull'hard disk integrato, un po' ready to go scaribabile in streaming ad alta velocità.
Un po' a pagamento con abbonamenti flat, un po' gratis ma legalmente (i costi li pagherà la pubblicità), ecco servito il nuovo entertainment domestico.
Schermi sempre più grandi, profondità sempre più sottili, un po' cinema, un po' tv, ma soprattutto molto web e molto internet.
Ecco, la fusione è completata e nei prossimi anni ci abitueremo a non avere distacchi tra tv e web, avremo sempre più contenuti on demand.
A distanza di quasi 15 anni la visione e le chiaccherate che facevo con Renato Moltrasio sono diventate realtà.
Internet era solo all'inizio, sembrava solo una promessa tecnologica. Mi ricordo che nel settore gli addetti ai lavori facevano fatica a distinguere Internet da Ethernet (vero!).
Ricordo ancora i giornalisti, del settore e non, che venivano a visitare l'Internet Point per farsi spiegare come funzionava.
Fu allora che feci la mia previsione a Renato: vedrai che entro 10 anni la tv e Internet diventeranno una cosa sola, un unico media che non potrà esistere senza l'altro. Mi sbagliavo, di anni ce ne solo voluti almeno 15.
E nel frattempo le menti più illuminate e intelligenti hanno capito e portato avanti questa visione: Silvio Scaglia dopo aver fondato Omnitel passò alla cassa e fondò Fastweb.
Poi è passato nuovamente alla cassa e adesso ha fondato Babelgum, fornitore di contenuti multimediali con base a Londra.
Oggi faccio un'altra previsione: la tv del futuro sarà sempre più simile ai nostri gusti e "imparerà" a fornirci i contenuti che piacciono a noi.
Ci saranno degli Agent software interni che capiranno quali sono i programmi che ci piacciono e scandeglieranno il web alla ricerca dei contenuti che piacciono a noi.
Youtube sarà una commodity integrata nel televisore (ma avrà ancora senso chiamarlo televisore?), mentre Google indicizzerà i nostri generi televisivi e ce li proporrà di volta in volta.
Un po' pronti all'uso sull'hard disk integrato, un po' ready to go scaribabile in streaming ad alta velocità.
Un po' a pagamento con abbonamenti flat, un po' gratis ma legalmente (i costi li pagherà la pubblicità), ecco servito il nuovo entertainment domestico.
martedì 25 novembre 2008
L’Italia porta d’ingresso di Emirates per l’Europa.
Questa è una buona notizia.
Ieri ad Abu Dhabi è stato firmato l’accordo tra il governo italiano e il governo federale degli Emirati Arabi Uniti.
In base all’accordo Emirates, primo vettore dei Paesi del Golfo, utilizzerà gli scali di Fiumicino, Malpensa e Venezia come porta d’ingresso per l’Europa.
Si tratta di 21 voli settimanali su Fiumicino, 21 su Malpensa, 14 su Venezia, oltre a 28 voli cargo settimanali.
E non è tutto; anche la compagnia aerea Etihad - sempre dell’area del Golfo – ha richiesto 7 voli su Fiumicino e 7 su Malpensa.
L’Italia diventa così più facilemente meta del turismo dei “nuovi ricchi” dell’area del Golfo e del Sud Est asiatico.
Quindi avremo più turismo, più affari economici e commerciali, più ricchezza insomma.
Già, e i servizi?
Saremo pronti ad accogliere e a soddisfare questo tipo di clientela?
Mi viene un brivido alla schiena a pensare a certi disservizi nostrani in materia di trasporti e servizi…
L'accordo può portare molti turisti e molti uomini di business, speriamo di non farli scappare.
Ieri ad Abu Dhabi è stato firmato l’accordo tra il governo italiano e il governo federale degli Emirati Arabi Uniti.
In base all’accordo Emirates, primo vettore dei Paesi del Golfo, utilizzerà gli scali di Fiumicino, Malpensa e Venezia come porta d’ingresso per l’Europa.
Si tratta di 21 voli settimanali su Fiumicino, 21 su Malpensa, 14 su Venezia, oltre a 28 voli cargo settimanali.
E non è tutto; anche la compagnia aerea Etihad - sempre dell’area del Golfo – ha richiesto 7 voli su Fiumicino e 7 su Malpensa.
L’Italia diventa così più facilemente meta del turismo dei “nuovi ricchi” dell’area del Golfo e del Sud Est asiatico.
Quindi avremo più turismo, più affari economici e commerciali, più ricchezza insomma.
Già, e i servizi?
Saremo pronti ad accogliere e a soddisfare questo tipo di clientela?
Mi viene un brivido alla schiena a pensare a certi disservizi nostrani in materia di trasporti e servizi…
L'accordo può portare molti turisti e molti uomini di business, speriamo di non farli scappare.
La maratona di Milano e l'insofferenza dei milanesi
Domenica scorsa sul Corriere Maurizio Dallocchio ha scritto un bell’articolo sulla maratona di Milano.
Giustamente si chiedeva: cos’hanno in comune Londra, Parigi, New York? Oltre al fatto di essere grandi metropoli, naturalmente?
Hanno in comune il fatto di essere delle città internazionali, nel senso che sanno ospitare persone e popoli di nazionalità diverse, si sanno integrare meglio che da noi.
A New York la maratona che si è svolta due settimane fa ha avuto quartantamila partecipanti, di cui 3700 italiani.
A New York la città si ferma e saluta festante i partecipanti, li incoraggia, li incita. Mi hanno raccontato l’emozione e il boato che accoglie ogni singolo corridore al termine del ponte di Queensboro, un muro umano di migliaia di persone incoraggia i partecipanti.
La gente festeggia in strada, con balli e canti.
E’ un momento di grande integrazione, insomma.
La maratona di Milano è partita qualche anno fa in un clima di indifferenza e di scetticismo: ricordo ancora il nervosismo e le urla degli automobilisti costretti a fermarsi per il passaggio dei maratoneti.
Dallocchio auspicava una maratona di Milano diversa per quest’anno… ma purtroppo non è stato così: nervosismo e intolleranza hanno prevalso anche in questa edizione
Anzi, addirittura si è sfiorata la rissa dalle parti di Trenno con un vigile costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale!
Forse siamo troppo stressati, così come abbiamo tutti diritto al nostro momento di svago nel fine settimana.
Ma non è che si potrebbe far coincidere la maratona con una domenica a piedi? Non è che si potrebbe far qualcosa in più per coinvolgere di più la città in occasione della maratona? E incentivare e favorire l’uso dei mezzi pubblici in quell’occasione?
Tutt altro che metropoli europea, anche Milano sta lentamente tornando indietro.
E con essa i milanesi.
Giustamente si chiedeva: cos’hanno in comune Londra, Parigi, New York? Oltre al fatto di essere grandi metropoli, naturalmente?
Hanno in comune il fatto di essere delle città internazionali, nel senso che sanno ospitare persone e popoli di nazionalità diverse, si sanno integrare meglio che da noi.
A New York la maratona che si è svolta due settimane fa ha avuto quartantamila partecipanti, di cui 3700 italiani.
A New York la città si ferma e saluta festante i partecipanti, li incoraggia, li incita. Mi hanno raccontato l’emozione e il boato che accoglie ogni singolo corridore al termine del ponte di Queensboro, un muro umano di migliaia di persone incoraggia i partecipanti.
La gente festeggia in strada, con balli e canti.
E’ un momento di grande integrazione, insomma.
La maratona di Milano è partita qualche anno fa in un clima di indifferenza e di scetticismo: ricordo ancora il nervosismo e le urla degli automobilisti costretti a fermarsi per il passaggio dei maratoneti.
Dallocchio auspicava una maratona di Milano diversa per quest’anno… ma purtroppo non è stato così: nervosismo e intolleranza hanno prevalso anche in questa edizione
Anzi, addirittura si è sfiorata la rissa dalle parti di Trenno con un vigile costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale!
Forse siamo troppo stressati, così come abbiamo tutti diritto al nostro momento di svago nel fine settimana.
Ma non è che si potrebbe far coincidere la maratona con una domenica a piedi? Non è che si potrebbe far qualcosa in più per coinvolgere di più la città in occasione della maratona? E incentivare e favorire l’uso dei mezzi pubblici in quell’occasione?
Tutt altro che metropoli europea, anche Milano sta lentamente tornando indietro.
E con essa i milanesi.
giovedì 13 novembre 2008
FB: l'esplosione e il sorpasso
Domenica non c'era.
Lunedi eravamo in 1000
Martedi in 4000
6000 mercoledi
Oggi siamo in 10.000 (diecimila!)
E domani? E sabato?
Insomma, nel giro di quattro giorni il popolo di Facebook ha detto e sta dicendo NO al decreto anti blog presente alla Camera.
Qui non si tratta di politica, dato che lo stesso decreto era stato proposto anche dal governo precedente.
Si tratta di difendere la libertà di espressione come individui e come persone.
Io sono evidendemente contrario (e ci mancherebbe altro, dato che ho un blog!) ed invito chiunque a prendere coscienza dell'argomento leggendo qui, oppure qui.
L'aspetto che mi incuriosisce e che voglio trattare è relativo all'esplosione esponenziale di Facebook: nato timidamente come un posto un po' goliardico e scherzoso, sta piano piano cambiando pelle.
E non è casuale che un tema come quello relativo alla legge in oggetto venga trattato e proposto su FB anzichè - ad esempio - su Linkedin, più business oriented e professional di FB.
Io credo che sia dovuto alla maggiore semplicità d'uso
e alla miglior interattività di FB verso gli altri siti di social networking, proprio perchè FB è e sta diventando un infinito motore di aggregazione delle persone, a prescindere dal singolo spaccato di appartenenza - lavoro, amici, famiglia o conoscenti. In pratica su FB siamo tutti connessi alla pari, indipendentemente da quello che facciamo e da dove siamo.
Sarebbe bello se ci fosse un'integrazione tra i due, una specie di "Facekedin" o "linkedbook", dove poter stare una volta sola e veramente... mica come adesso che siamo da tutte due le parti, di qua con la cravatta e di là in costume da bagno.
PS: Stiamo pian piano abituandoci all'idea del "grande taggatore", siamo giorno dopo giorno sempre più pronti allo sfottò degli amici - e degli amici degli amici - se qualcuno pubblica e tagga foto che ci ritraggono in momenti della nostra vita che pensavamo (e speravamo?) dimenticati. E allora? E Chissenefrega, dico io. Non è che perchè siamo "beccati" su FB la nostra professionalità o la nostra reputazione verrà meno!
Leggete il testo della proposta di legge.
Lunedi eravamo in 1000
Martedi in 4000
6000 mercoledi
Oggi siamo in 10.000 (diecimila!)
E domani? E sabato?
Insomma, nel giro di quattro giorni il popolo di Facebook ha detto e sta dicendo NO al decreto anti blog presente alla Camera.
Qui non si tratta di politica, dato che lo stesso decreto era stato proposto anche dal governo precedente.
Si tratta di difendere la libertà di espressione come individui e come persone.
Io sono evidendemente contrario (e ci mancherebbe altro, dato che ho un blog!) ed invito chiunque a prendere coscienza dell'argomento leggendo qui, oppure qui.
L'aspetto che mi incuriosisce e che voglio trattare è relativo all'esplosione esponenziale di Facebook: nato timidamente come un posto un po' goliardico e scherzoso, sta piano piano cambiando pelle.
E non è casuale che un tema come quello relativo alla legge in oggetto venga trattato e proposto su FB anzichè - ad esempio - su Linkedin, più business oriented e professional di FB.
Io credo che sia dovuto alla maggiore semplicità d'uso
e alla miglior interattività di FB verso gli altri siti di social networking, proprio perchè FB è e sta diventando un infinito motore di aggregazione delle persone, a prescindere dal singolo spaccato di appartenenza - lavoro, amici, famiglia o conoscenti. In pratica su FB siamo tutti connessi alla pari, indipendentemente da quello che facciamo e da dove siamo.
Sarebbe bello se ci fosse un'integrazione tra i due, una specie di "Facekedin" o "linkedbook", dove poter stare una volta sola e veramente... mica come adesso che siamo da tutte due le parti, di qua con la cravatta e di là in costume da bagno.
PS: Stiamo pian piano abituandoci all'idea del "grande taggatore", siamo giorno dopo giorno sempre più pronti allo sfottò degli amici - e degli amici degli amici - se qualcuno pubblica e tagga foto che ci ritraggono in momenti della nostra vita che pensavamo (e speravamo?) dimenticati. E allora? E Chissenefrega, dico io. Non è che perchè siamo "beccati" su FB la nostra professionalità o la nostra reputazione verrà meno!
Leggete il testo della proposta di legge.
mercoledì 5 novembre 2008
Allons enfants...
Il Corriere di oggi in Economia dedica un articolo di spalla alla proposta Sarkozy volta a creare un Mediterraneo delle pmi, uno spazio comune dove 43 governi (quanti sono?!? Si, proprio quarantatre) delle due sponde incontreranno gli investitori privati, cercando di creare insieme prosperità.
Ne avevo già parlato qui a luglio, quando Bruno Ermolli aveva lanciato l'idea di candidare Milano come sede permanente della Conferenza dell'Economia dei Paesi aderenti all'unione.
Sarkozy è andato oltre. E ieri a Marsiglia, grazie all'ottima diplomazia di cui gode la Francia, è riuscito a mettere tutti d'accordo e ci saranno dentro tutti, dal Marocco a Israele, fino alla Lega Araba.
La CE, la BEI e i singoli governi provvederanno ai finanziamenti delle iniziative di questo gigantesco suk che raggrupperà 800 milioni di consumatori, più di Europa e Stati Uniti insieme (anche se con capacità di spesa inferiori, certo!).
Che bella e grande opportunità per noi! Speriamo di riuscire a coglierla....
E poi ho il pallino dell'Expo... quale migliore occasione tra 7 anni per ribadire il nostro ruolo nel Mediterraneo?
Mercoledi sera della prossima settimana parteciperò ad un incontro con il Sindaco di Milano: glielo chiederò
Ne avevo già parlato qui a luglio, quando Bruno Ermolli aveva lanciato l'idea di candidare Milano come sede permanente della Conferenza dell'Economia dei Paesi aderenti all'unione.
Sarkozy è andato oltre. E ieri a Marsiglia, grazie all'ottima diplomazia di cui gode la Francia, è riuscito a mettere tutti d'accordo e ci saranno dentro tutti, dal Marocco a Israele, fino alla Lega Araba.
La CE, la BEI e i singoli governi provvederanno ai finanziamenti delle iniziative di questo gigantesco suk che raggrupperà 800 milioni di consumatori, più di Europa e Stati Uniti insieme (anche se con capacità di spesa inferiori, certo!).
Che bella e grande opportunità per noi! Speriamo di riuscire a coglierla....
E poi ho il pallino dell'Expo... quale migliore occasione tra 7 anni per ribadire il nostro ruolo nel Mediterraneo?
Mercoledi sera della prossima settimana parteciperò ad un incontro con il Sindaco di Milano: glielo chiederò
domenica 2 novembre 2008
"Vincere è meraviglioso. Non bello: meraviglioso"
Ancora una volta Jack Welch mi ha impressionato.
Per la sua lucidità.
Per la sua determinazione.
Per la sua - in certi versi - semplicità.
Sono andato a rileggermi un brano del suo "Vincere", brano che è stato riproposto come introduzione al suo intervento la scorsa settimana.
Per me da solo vale la sua nomea, e lo voglio riproporre.
Eccolo:
"... Penso che vincere sia meraviglioso. Non bello: meraviglioso.
Vincere nel business è meraviglioso perchè quando le aziende vincono le persone prosperano e crescono.
Ci sono più posti di lavoro e più opportunità per tutti.
I lavoratori hanno fiducia nel futuro: hanno le risorse che consentono loro di mandare i figli all'università, di ottenere un'assistenza medica più qualificata, di comprarsi la casa di villeggiatura e di assicurarsi una pensione dignitosa.
E il fatto di vincere consente loro di dare un contributo importantissimo alla società, un contributo che va al di là del semplice pagamento di maggiori tasse: possono regalare tempo e soldi agli enti di beneficenza e fare orientamento ai giovani delle scuole cittadine, solo per citare due esempi.
Il fatto di vincere migliora la vita di tutte le persone coinvolte; rende il mondo un posto migliore".
Dall'Introduzione di Vincere, Jack Welch.
Per la sua lucidità.
Per la sua determinazione.
Per la sua - in certi versi - semplicità.
Sono andato a rileggermi un brano del suo "Vincere", brano che è stato riproposto come introduzione al suo intervento la scorsa settimana.
Per me da solo vale la sua nomea, e lo voglio riproporre.
Eccolo:
"... Penso che vincere sia meraviglioso. Non bello: meraviglioso.
Vincere nel business è meraviglioso perchè quando le aziende vincono le persone prosperano e crescono.
Ci sono più posti di lavoro e più opportunità per tutti.
I lavoratori hanno fiducia nel futuro: hanno le risorse che consentono loro di mandare i figli all'università, di ottenere un'assistenza medica più qualificata, di comprarsi la casa di villeggiatura e di assicurarsi una pensione dignitosa.
E il fatto di vincere consente loro di dare un contributo importantissimo alla società, un contributo che va al di là del semplice pagamento di maggiori tasse: possono regalare tempo e soldi agli enti di beneficenza e fare orientamento ai giovani delle scuole cittadine, solo per citare due esempi.
Il fatto di vincere migliora la vita di tutte le persone coinvolte; rende il mondo un posto migliore".
Dall'Introduzione di Vincere, Jack Welch.
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