6 mesi di lavoro per 110.000 (centodiecimila) dollari non sono male.
E' vero, è un lavoro temporaneo, e per guadagnarselo Ben Southall ha dovuto sbaragliare 34.000 candidati....
Però il lavoro consiste nel non fare praticamente nulla, su un'isola deserta e ospite di una casa con tre camere e piscina....
La trovata promozionale è del distretto del Queensland, in Australia. You tube e Facebook hanno fatto la parte del leone in questa geniale azione di marketing, con il risultato che oggi tutti i giornali del mondo parlano del Queensland, praticamente a costo zero per l'ente turistico che l'ha promosso (e chissà quanti ordini fioccheranno all'agenzia che ha curato l'operazione...) .
Ecco qui l'articolo tratto dal Corriere di oggi
Chapeau.
E una nuova frontiera cade: You Tube e Facebook sono i nuovi canali per il marketing.
mercoledì 6 maggio 2009
lunedì 4 maggio 2009
Si riparte
Wow, quanto tempo! E' quello che ho pensato questa mattina quando ho riaperto il blog...
Certo che questo inizio 2009 è stato a dir poco frenetico, un sacco di progetti nuovi, persone nuove con cui lavorare, idee che si sono scambiate alla velocità della luce, un laboratorio continuo di scambi e di insegnamenti reciproci.
Sono appena rientrato da Istanbul, una settimana intensa ma ricca di contenuti e di soddisfazioni. Due presentazioni su tutte mi hanno colpito: il professor Sumitra Dutta, con il suo keynote mi ha dato ancora una volta la certezza che il social networking sia prima di tutto un fatto culturale che sta cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare.
http://www.throwingsheep.com/blog/
E poi David Clarke. E' incredibile la forza di quest'uomo, oltre al suo senso dell'umorismo, è riuscito a darmi una carica incredibile. http://uk.truveo.com/How-blind-football-is-played/id/637949905.
... Si riparte.
Certo che questo inizio 2009 è stato a dir poco frenetico, un sacco di progetti nuovi, persone nuove con cui lavorare, idee che si sono scambiate alla velocità della luce, un laboratorio continuo di scambi e di insegnamenti reciproci.
Sono appena rientrato da Istanbul, una settimana intensa ma ricca di contenuti e di soddisfazioni. Due presentazioni su tutte mi hanno colpito: il professor Sumitra Dutta, con il suo keynote mi ha dato ancora una volta la certezza che il social networking sia prima di tutto un fatto culturale che sta cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare.
http://www.throwingsheep.com/blog/
E poi David Clarke. E' incredibile la forza di quest'uomo, oltre al suo senso dell'umorismo, è riuscito a darmi una carica incredibile. http://uk.truveo.com/How-blind-football-is-played/id/637949905.
... Si riparte.
martedì 16 dicembre 2008
La fiducia secondo Wired
Leggo Wired dal 1993, è una delle riviste che più mi piace in assoluto per il suo concentrato di tecnologia e di visione, oltre al modo non convenzionale di gestire le cose (ad esempio le pubblicità su Wired sono sempre molto particolari...).
Un paio di settimane ho appreso la notizia dell'arrivo imminente dell'edizione italiana e mi sono subito abbonato, più che altro mosso dalla curiosità di vedere la coerenza con l'edizione americana.
E oggi... la piacevole sorpresa: ho trovato in casella una lettera firmata da Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia.
Semplice, essenziale, ma soprattutto inaspettata, la lettera era un modo semplice per ringraziarmi della fiducia accordata alla rivista.
E non a caso la lettera parlava di fiducia: come ci ha insegnato il prof. Costabile al corso di marketing relazionale all'MBA nel proporre il suo modello dinamico di customer loyalty, la fiducia è un ualcosa che si comincia a instaurare fin dal primo acquisto, sta a chi propone il prodotto/servizio coltivarla.
E Wired lo sta facendo. Addirittura prima del primo acquisto.
Bravi!
Un paio di settimane ho appreso la notizia dell'arrivo imminente dell'edizione italiana e mi sono subito abbonato, più che altro mosso dalla curiosità di vedere la coerenza con l'edizione americana.
E oggi... la piacevole sorpresa: ho trovato in casella una lettera firmata da Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia.
Semplice, essenziale, ma soprattutto inaspettata, la lettera era un modo semplice per ringraziarmi della fiducia accordata alla rivista.
E non a caso la lettera parlava di fiducia: come ci ha insegnato il prof. Costabile al corso di marketing relazionale all'MBA nel proporre il suo modello dinamico di customer loyalty, la fiducia è un ualcosa che si comincia a instaurare fin dal primo acquisto, sta a chi propone il prodotto/servizio coltivarla.
E Wired lo sta facendo. Addirittura prima del primo acquisto.
Bravi!
venerdì 5 dicembre 2008
La fusione tra TV e internet
Oggi il Mondo high tech dedica un ampio spazio ai nuovi televisori.
Schermi sempre più grandi, profondità sempre più sottili, un po' cinema, un po' tv, ma soprattutto molto web e molto internet.
Ecco, la fusione è completata e nei prossimi anni ci abitueremo a non avere distacchi tra tv e web, avremo sempre più contenuti on demand.
A distanza di quasi 15 anni la visione e le chiaccherate che facevo con Renato Moltrasio sono diventate realtà.
Internet era solo all'inizio, sembrava solo una promessa tecnologica. Mi ricordo che nel settore gli addetti ai lavori facevano fatica a distinguere Internet da Ethernet (vero!).
Ricordo ancora i giornalisti, del settore e non, che venivano a visitare l'Internet Point per farsi spiegare come funzionava.
Fu allora che feci la mia previsione a Renato: vedrai che entro 10 anni la tv e Internet diventeranno una cosa sola, un unico media che non potrà esistere senza l'altro. Mi sbagliavo, di anni ce ne solo voluti almeno 15.
E nel frattempo le menti più illuminate e intelligenti hanno capito e portato avanti questa visione: Silvio Scaglia dopo aver fondato Omnitel passò alla cassa e fondò Fastweb.
Poi è passato nuovamente alla cassa e adesso ha fondato Babelgum, fornitore di contenuti multimediali con base a Londra.
Oggi faccio un'altra previsione: la tv del futuro sarà sempre più simile ai nostri gusti e "imparerà" a fornirci i contenuti che piacciono a noi.
Ci saranno degli Agent software interni che capiranno quali sono i programmi che ci piacciono e scandeglieranno il web alla ricerca dei contenuti che piacciono a noi.
Youtube sarà una commodity integrata nel televisore (ma avrà ancora senso chiamarlo televisore?), mentre Google indicizzerà i nostri generi televisivi e ce li proporrà di volta in volta.
Un po' pronti all'uso sull'hard disk integrato, un po' ready to go scaribabile in streaming ad alta velocità.
Un po' a pagamento con abbonamenti flat, un po' gratis ma legalmente (i costi li pagherà la pubblicità), ecco servito il nuovo entertainment domestico.
Schermi sempre più grandi, profondità sempre più sottili, un po' cinema, un po' tv, ma soprattutto molto web e molto internet.
Ecco, la fusione è completata e nei prossimi anni ci abitueremo a non avere distacchi tra tv e web, avremo sempre più contenuti on demand.
A distanza di quasi 15 anni la visione e le chiaccherate che facevo con Renato Moltrasio sono diventate realtà.
Internet era solo all'inizio, sembrava solo una promessa tecnologica. Mi ricordo che nel settore gli addetti ai lavori facevano fatica a distinguere Internet da Ethernet (vero!).
Ricordo ancora i giornalisti, del settore e non, che venivano a visitare l'Internet Point per farsi spiegare come funzionava.
Fu allora che feci la mia previsione a Renato: vedrai che entro 10 anni la tv e Internet diventeranno una cosa sola, un unico media che non potrà esistere senza l'altro. Mi sbagliavo, di anni ce ne solo voluti almeno 15.
E nel frattempo le menti più illuminate e intelligenti hanno capito e portato avanti questa visione: Silvio Scaglia dopo aver fondato Omnitel passò alla cassa e fondò Fastweb.
Poi è passato nuovamente alla cassa e adesso ha fondato Babelgum, fornitore di contenuti multimediali con base a Londra.
Oggi faccio un'altra previsione: la tv del futuro sarà sempre più simile ai nostri gusti e "imparerà" a fornirci i contenuti che piacciono a noi.
Ci saranno degli Agent software interni che capiranno quali sono i programmi che ci piacciono e scandeglieranno il web alla ricerca dei contenuti che piacciono a noi.
Youtube sarà una commodity integrata nel televisore (ma avrà ancora senso chiamarlo televisore?), mentre Google indicizzerà i nostri generi televisivi e ce li proporrà di volta in volta.
Un po' pronti all'uso sull'hard disk integrato, un po' ready to go scaribabile in streaming ad alta velocità.
Un po' a pagamento con abbonamenti flat, un po' gratis ma legalmente (i costi li pagherà la pubblicità), ecco servito il nuovo entertainment domestico.
martedì 25 novembre 2008
L’Italia porta d’ingresso di Emirates per l’Europa.
Questa è una buona notizia.
Ieri ad Abu Dhabi è stato firmato l’accordo tra il governo italiano e il governo federale degli Emirati Arabi Uniti.
In base all’accordo Emirates, primo vettore dei Paesi del Golfo, utilizzerà gli scali di Fiumicino, Malpensa e Venezia come porta d’ingresso per l’Europa.
Si tratta di 21 voli settimanali su Fiumicino, 21 su Malpensa, 14 su Venezia, oltre a 28 voli cargo settimanali.
E non è tutto; anche la compagnia aerea Etihad - sempre dell’area del Golfo – ha richiesto 7 voli su Fiumicino e 7 su Malpensa.
L’Italia diventa così più facilemente meta del turismo dei “nuovi ricchi” dell’area del Golfo e del Sud Est asiatico.
Quindi avremo più turismo, più affari economici e commerciali, più ricchezza insomma.
Già, e i servizi?
Saremo pronti ad accogliere e a soddisfare questo tipo di clientela?
Mi viene un brivido alla schiena a pensare a certi disservizi nostrani in materia di trasporti e servizi…
L'accordo può portare molti turisti e molti uomini di business, speriamo di non farli scappare.
Ieri ad Abu Dhabi è stato firmato l’accordo tra il governo italiano e il governo federale degli Emirati Arabi Uniti.
In base all’accordo Emirates, primo vettore dei Paesi del Golfo, utilizzerà gli scali di Fiumicino, Malpensa e Venezia come porta d’ingresso per l’Europa.
Si tratta di 21 voli settimanali su Fiumicino, 21 su Malpensa, 14 su Venezia, oltre a 28 voli cargo settimanali.
E non è tutto; anche la compagnia aerea Etihad - sempre dell’area del Golfo – ha richiesto 7 voli su Fiumicino e 7 su Malpensa.
L’Italia diventa così più facilemente meta del turismo dei “nuovi ricchi” dell’area del Golfo e del Sud Est asiatico.
Quindi avremo più turismo, più affari economici e commerciali, più ricchezza insomma.
Già, e i servizi?
Saremo pronti ad accogliere e a soddisfare questo tipo di clientela?
Mi viene un brivido alla schiena a pensare a certi disservizi nostrani in materia di trasporti e servizi…
L'accordo può portare molti turisti e molti uomini di business, speriamo di non farli scappare.
La maratona di Milano e l'insofferenza dei milanesi
Domenica scorsa sul Corriere Maurizio Dallocchio ha scritto un bell’articolo sulla maratona di Milano.
Giustamente si chiedeva: cos’hanno in comune Londra, Parigi, New York? Oltre al fatto di essere grandi metropoli, naturalmente?
Hanno in comune il fatto di essere delle città internazionali, nel senso che sanno ospitare persone e popoli di nazionalità diverse, si sanno integrare meglio che da noi.
A New York la maratona che si è svolta due settimane fa ha avuto quartantamila partecipanti, di cui 3700 italiani.
A New York la città si ferma e saluta festante i partecipanti, li incoraggia, li incita. Mi hanno raccontato l’emozione e il boato che accoglie ogni singolo corridore al termine del ponte di Queensboro, un muro umano di migliaia di persone incoraggia i partecipanti.
La gente festeggia in strada, con balli e canti.
E’ un momento di grande integrazione, insomma.
La maratona di Milano è partita qualche anno fa in un clima di indifferenza e di scetticismo: ricordo ancora il nervosismo e le urla degli automobilisti costretti a fermarsi per il passaggio dei maratoneti.
Dallocchio auspicava una maratona di Milano diversa per quest’anno… ma purtroppo non è stato così: nervosismo e intolleranza hanno prevalso anche in questa edizione
Anzi, addirittura si è sfiorata la rissa dalle parti di Trenno con un vigile costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale!
Forse siamo troppo stressati, così come abbiamo tutti diritto al nostro momento di svago nel fine settimana.
Ma non è che si potrebbe far coincidere la maratona con una domenica a piedi? Non è che si potrebbe far qualcosa in più per coinvolgere di più la città in occasione della maratona? E incentivare e favorire l’uso dei mezzi pubblici in quell’occasione?
Tutt altro che metropoli europea, anche Milano sta lentamente tornando indietro.
E con essa i milanesi.
Giustamente si chiedeva: cos’hanno in comune Londra, Parigi, New York? Oltre al fatto di essere grandi metropoli, naturalmente?
Hanno in comune il fatto di essere delle città internazionali, nel senso che sanno ospitare persone e popoli di nazionalità diverse, si sanno integrare meglio che da noi.
A New York la maratona che si è svolta due settimane fa ha avuto quartantamila partecipanti, di cui 3700 italiani.
A New York la città si ferma e saluta festante i partecipanti, li incoraggia, li incita. Mi hanno raccontato l’emozione e il boato che accoglie ogni singolo corridore al termine del ponte di Queensboro, un muro umano di migliaia di persone incoraggia i partecipanti.
La gente festeggia in strada, con balli e canti.
E’ un momento di grande integrazione, insomma.
La maratona di Milano è partita qualche anno fa in un clima di indifferenza e di scetticismo: ricordo ancora il nervosismo e le urla degli automobilisti costretti a fermarsi per il passaggio dei maratoneti.
Dallocchio auspicava una maratona di Milano diversa per quest’anno… ma purtroppo non è stato così: nervosismo e intolleranza hanno prevalso anche in questa edizione
Anzi, addirittura si è sfiorata la rissa dalle parti di Trenno con un vigile costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale!
Forse siamo troppo stressati, così come abbiamo tutti diritto al nostro momento di svago nel fine settimana.
Ma non è che si potrebbe far coincidere la maratona con una domenica a piedi? Non è che si potrebbe far qualcosa in più per coinvolgere di più la città in occasione della maratona? E incentivare e favorire l’uso dei mezzi pubblici in quell’occasione?
Tutt altro che metropoli europea, anche Milano sta lentamente tornando indietro.
E con essa i milanesi.
giovedì 13 novembre 2008
FB: l'esplosione e il sorpasso
Domenica non c'era.
Lunedi eravamo in 1000
Martedi in 4000
6000 mercoledi
Oggi siamo in 10.000 (diecimila!)
E domani? E sabato?
Insomma, nel giro di quattro giorni il popolo di Facebook ha detto e sta dicendo NO al decreto anti blog presente alla Camera.
Qui non si tratta di politica, dato che lo stesso decreto era stato proposto anche dal governo precedente.
Si tratta di difendere la libertà di espressione come individui e come persone.
Io sono evidendemente contrario (e ci mancherebbe altro, dato che ho un blog!) ed invito chiunque a prendere coscienza dell'argomento leggendo qui, oppure qui.
L'aspetto che mi incuriosisce e che voglio trattare è relativo all'esplosione esponenziale di Facebook: nato timidamente come un posto un po' goliardico e scherzoso, sta piano piano cambiando pelle.
E non è casuale che un tema come quello relativo alla legge in oggetto venga trattato e proposto su FB anzichè - ad esempio - su Linkedin, più business oriented e professional di FB.
Io credo che sia dovuto alla maggiore semplicità d'uso
e alla miglior interattività di FB verso gli altri siti di social networking, proprio perchè FB è e sta diventando un infinito motore di aggregazione delle persone, a prescindere dal singolo spaccato di appartenenza - lavoro, amici, famiglia o conoscenti. In pratica su FB siamo tutti connessi alla pari, indipendentemente da quello che facciamo e da dove siamo.
Sarebbe bello se ci fosse un'integrazione tra i due, una specie di "Facekedin" o "linkedbook", dove poter stare una volta sola e veramente... mica come adesso che siamo da tutte due le parti, di qua con la cravatta e di là in costume da bagno.
PS: Stiamo pian piano abituandoci all'idea del "grande taggatore", siamo giorno dopo giorno sempre più pronti allo sfottò degli amici - e degli amici degli amici - se qualcuno pubblica e tagga foto che ci ritraggono in momenti della nostra vita che pensavamo (e speravamo?) dimenticati. E allora? E Chissenefrega, dico io. Non è che perchè siamo "beccati" su FB la nostra professionalità o la nostra reputazione verrà meno!
Leggete il testo della proposta di legge.
Lunedi eravamo in 1000
Martedi in 4000
6000 mercoledi
Oggi siamo in 10.000 (diecimila!)
E domani? E sabato?
Insomma, nel giro di quattro giorni il popolo di Facebook ha detto e sta dicendo NO al decreto anti blog presente alla Camera.
Qui non si tratta di politica, dato che lo stesso decreto era stato proposto anche dal governo precedente.
Si tratta di difendere la libertà di espressione come individui e come persone.
Io sono evidendemente contrario (e ci mancherebbe altro, dato che ho un blog!) ed invito chiunque a prendere coscienza dell'argomento leggendo qui, oppure qui.
L'aspetto che mi incuriosisce e che voglio trattare è relativo all'esplosione esponenziale di Facebook: nato timidamente come un posto un po' goliardico e scherzoso, sta piano piano cambiando pelle.
E non è casuale che un tema come quello relativo alla legge in oggetto venga trattato e proposto su FB anzichè - ad esempio - su Linkedin, più business oriented e professional di FB.
Io credo che sia dovuto alla maggiore semplicità d'uso
e alla miglior interattività di FB verso gli altri siti di social networking, proprio perchè FB è e sta diventando un infinito motore di aggregazione delle persone, a prescindere dal singolo spaccato di appartenenza - lavoro, amici, famiglia o conoscenti. In pratica su FB siamo tutti connessi alla pari, indipendentemente da quello che facciamo e da dove siamo.
Sarebbe bello se ci fosse un'integrazione tra i due, una specie di "Facekedin" o "linkedbook", dove poter stare una volta sola e veramente... mica come adesso che siamo da tutte due le parti, di qua con la cravatta e di là in costume da bagno.
PS: Stiamo pian piano abituandoci all'idea del "grande taggatore", siamo giorno dopo giorno sempre più pronti allo sfottò degli amici - e degli amici degli amici - se qualcuno pubblica e tagga foto che ci ritraggono in momenti della nostra vita che pensavamo (e speravamo?) dimenticati. E allora? E Chissenefrega, dico io. Non è che perchè siamo "beccati" su FB la nostra professionalità o la nostra reputazione verrà meno!
Leggete il testo della proposta di legge.
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