Anno nuovo, vita nuova recita il vecchio adagio.
E mai come quest'anno l'affermazione può essere più vera di così, nel senso che nel business ne abbiamo tutti un po' bisogno.
Stiamo cercando di uscire dalla peggiore crisi del dopoguerra, e per farlo abbiamo bisogno anche di un po' di ottimismo.
E allora voglio cominciare l'anno con un post un po' leggero, che porta con se una ventata di ottimismo.
Ecco qui: un economista della Regions Bank (se non la conoscete, non preoccupatevi... Neanch'io l'avevo mai sentita nominare) ha affermato che le cravatte sono il capo più sensibile nei momenti di crisi.
"Quando tornaranno rosa, vorrò dire che è tornata la fiducia nei mercati", ha affermato Bob Allsbrook in calce al suo rapporto.
E allora voglio cominciare l'anno indossando una cravatta rosa, in segno di ottimismo e di augurio per tutti.
Buon Anno!
lunedì 4 gennaio 2010
sabato 19 dicembre 2009
Addio Vecchio Cronista
Il Vecchio Cronista se ne è andato. Igor Man aveva 87 anni ed è stato per una vita "L'Inviato Speciale" - con la L, la I e la S maiuscola de La Stampa di Torino. La mia famiglia è abbonata a La Stampa da sempre, e io ero ancora bambino quando cominciai a leggere i suoi reportage sul dramma del Libano, che per me erano dei lunghi racconti pieni di umanità ed erano un viaggio in giro alla socperta di popoli e di conflitti lontani.
Per me il Paese dei Cedri era qualcosa difficile da comprendere, non sapevo come fosse fatto un cedro, ricordo che mi piaceva pensare che fosse simile ai datteri che si magiavano a ridosso del Natale, dato che erano la cosa più esotica che ci fosse in casa.
E ricordo anche con nostalgia che allora mi domandavo come mai i suoi racconti (preferisco chiamarli racconti invece che articoli) finissero sempre sulla Terza Pagina, che era sempre nella seconda metà del quotidiano...
Addio Vecchio Cronista, da bambino mi hai fatto affascinato con i tuoi racconti dal Medio Oriente, e da grande mi hai fatto amare ed apprezzare quella terra, così lontana eppure vicina a noi con tutti i suoi contrasti e i suoi paradossi
Molte cose che ho visto in quelle terre negli ultimi 6 anni di lavoro le avevo già immaginate con i miei occhi da bambino, anche grazie ai tuoi racconti.
Per me il Paese dei Cedri era qualcosa difficile da comprendere, non sapevo come fosse fatto un cedro, ricordo che mi piaceva pensare che fosse simile ai datteri che si magiavano a ridosso del Natale, dato che erano la cosa più esotica che ci fosse in casa.
E ricordo anche con nostalgia che allora mi domandavo come mai i suoi racconti (preferisco chiamarli racconti invece che articoli) finissero sempre sulla Terza Pagina, che era sempre nella seconda metà del quotidiano...
Addio Vecchio Cronista, da bambino mi hai fatto affascinato con i tuoi racconti dal Medio Oriente, e da grande mi hai fatto amare ed apprezzare quella terra, così lontana eppure vicina a noi con tutti i suoi contrasti e i suoi paradossi
Molte cose che ho visto in quelle terre negli ultimi 6 anni di lavoro le avevo già immaginate con i miei occhi da bambino, anche grazie ai tuoi racconti.
martedì 15 dicembre 2009
Tutti ciccioni e ipernutriti
Questa volta di informazioni però, non di cibo.
Gli americani sono esposti a 34 Gygbytes di dati e informazioni.
All’anno?
No, al giorno!
E’ il risultato a cui è giunta l’Università di San Diego al termine di uno studio che ha esaminato i comportamenti degli americani davanti a computer, tv, radio, cellulari, videogames, e ripreso in un articolo pubblicato ieri su Affari e Finanza.
E il rischio indigestione è elevato, quasi inevitabile. Vuol dire digerire ogni giorno centomila parole, un quarto di quelle contenute nel tomo “Guerra e Pace” di Tolstoi.
L’università di San Diego stima che nel 2008 gli americani abbiano consumato 3,6 zettabytes di dati e informazioni.
Una cifra mostruosa, se si pensa che i più grandi datawarehouse commerciali esistenti al mondo sono di poco superiori al petabyte*.
Quali potrebbero essere i rimedi? Come per il cibo, mangiare meno. Essere educati all’uso del medium, usare quello corretto e non abusare. Apparentemente facile, in realtà molto difficile da applicare.
* Piccola legenda:
1 Terabyte = 1000 Gigabytes
1 Petabyte = 1000 Terabytes
1 Eptabyte = 1000 Petabytes
1 Zettabyte = 1000 Eptabytes
Gli americani sono esposti a 34 Gygbytes di dati e informazioni.
All’anno?
No, al giorno!
E’ il risultato a cui è giunta l’Università di San Diego al termine di uno studio che ha esaminato i comportamenti degli americani davanti a computer, tv, radio, cellulari, videogames, e ripreso in un articolo pubblicato ieri su Affari e Finanza.
E il rischio indigestione è elevato, quasi inevitabile. Vuol dire digerire ogni giorno centomila parole, un quarto di quelle contenute nel tomo “Guerra e Pace” di Tolstoi.
L’università di San Diego stima che nel 2008 gli americani abbiano consumato 3,6 zettabytes di dati e informazioni.
Una cifra mostruosa, se si pensa che i più grandi datawarehouse commerciali esistenti al mondo sono di poco superiori al petabyte*.
Quali potrebbero essere i rimedi? Come per il cibo, mangiare meno. Essere educati all’uso del medium, usare quello corretto e non abusare. Apparentemente facile, in realtà molto difficile da applicare.
* Piccola legenda:
1 Terabyte = 1000 Gigabytes
1 Petabyte = 1000 Terabytes
1 Eptabyte = 1000 Petabytes
1 Zettabyte = 1000 Eptabytes
mercoledì 9 dicembre 2009
E se google fosse un medium?
Se Google fosse un medium sarebbe quarto. Nel senso di fatturato mondiale.
Lo scrive oggi Carlo De Benedetti in un articolo sul Sole 24 Ore, e analizza la potenzialità e la forza di quello che lui chiama "Big G".
Il fatturato mondiale della pubblicità è composto così:
al primo posto - ça va sens dire - c'è la TV, che fattura una novantina di miliardi di dollari
al secondo posto c'è la carta stampata con circa ottanta miliarducci
al terzo posto c'è Internet con sessantina di miliardi
al quarto ci sarebbe Google, che raccoglie 23 miliardi di dollari di pubblicità
E subito dopo, la radio.
Questi numeri e questo ranking spiegano la potenza di Big G e danno ancora più risalto alla battaglia delle news in atto.
Internet e le news non possono più fare a meno di Google, Google non può non offrire le news, e la negoziazione è infinita.
Sempre sul Sole di oggi compare un altro articolo sul tema, questa volta a firma nientemeno che di Rupert Murdoch.
Le regole del gioco stanno cambiando. E cambieranno ancora, statene certi.
Lo scrive oggi Carlo De Benedetti in un articolo sul Sole 24 Ore, e analizza la potenzialità e la forza di quello che lui chiama "Big G".
Il fatturato mondiale della pubblicità è composto così:
al primo posto - ça va sens dire - c'è la TV, che fattura una novantina di miliardi di dollari
al secondo posto c'è la carta stampata con circa ottanta miliarducci
al terzo posto c'è Internet con sessantina di miliardi
al quarto ci sarebbe Google, che raccoglie 23 miliardi di dollari di pubblicità
E subito dopo, la radio.
Questi numeri e questo ranking spiegano la potenza di Big G e danno ancora più risalto alla battaglia delle news in atto.
Internet e le news non possono più fare a meno di Google, Google non può non offrire le news, e la negoziazione è infinita.
Sempre sul Sole di oggi compare un altro articolo sul tema, questa volta a firma nientemeno che di Rupert Murdoch.
Le regole del gioco stanno cambiando. E cambieranno ancora, statene certi.
sabato 5 dicembre 2009
Facebook è morto? Viva Facebook!
Il Corriere di oggi dedica una pagina ai social network, descrivendo ancora una volta il fenomeno Facebook.
Passato da circa mezzo milione a oltre 13 milioni di utenti in poco più di anno, FB è diventato un fenomeno mediatico senza precedenti.
L'articolo di Alessandra Carboni giustamente analizza il carattere non specialistico della piattaforma principe del social network e illustra le potenzialità dei network specializzati, citando, tra i tanti, friendfeed, linkedin, petbook, meetup.
In pratica, sostiene la Carboni, il mondo dei social network si specializzerà e diventeranno sempre di più i social network che potremo scegliere, in base ai nostri gusti e alle nostre passioni.
Io non credo che questo avverrà all'infinito, credo che i colossi del social network correranno ai ripari per evitare che il loro "churn rate" diventi allarmante e daranno ai loro utenti la possibilità di creare sub-network specialistici all'interno del network principale.
E credo anche che i network che risulteranno vincenti tra 3 anni saranno quelli che garantiranno la massima integrazione tra diverse piattaforme e diversi media.
... E tra Google e Facebook sarà un bel match per il controllo del business della pubblicità.
Passato da circa mezzo milione a oltre 13 milioni di utenti in poco più di anno, FB è diventato un fenomeno mediatico senza precedenti.
L'articolo di Alessandra Carboni giustamente analizza il carattere non specialistico della piattaforma principe del social network e illustra le potenzialità dei network specializzati, citando, tra i tanti, friendfeed, linkedin, petbook, meetup.
In pratica, sostiene la Carboni, il mondo dei social network si specializzerà e diventeranno sempre di più i social network che potremo scegliere, in base ai nostri gusti e alle nostre passioni.
Io non credo che questo avverrà all'infinito, credo che i colossi del social network correranno ai ripari per evitare che il loro "churn rate" diventi allarmante e daranno ai loro utenti la possibilità di creare sub-network specialistici all'interno del network principale.
E credo anche che i network che risulteranno vincenti tra 3 anni saranno quelli che garantiranno la massima integrazione tra diverse piattaforme e diversi media.
... E tra Google e Facebook sarà un bel match per il controllo del business della pubblicità.
giovedì 22 ottobre 2009
Il sorpasso
Il sorpasso è avvenuto.
I lettori del sito di The Huffington Post sono diventati (molto) più numerosi dei lettori del Washington Post.
Non ci sarebbe niente di male, sarebbe solo una battaglia tra editori se non fosse che l'Huffington Post è un blog, creato e gestito da Arianna Huffington.
Nell'ultimo anno l'Huffington è cresciuto del 26% fino alla verticinosa cifra 9,4 milioni di lettori unici, mentre nello stesso periodo il Washington (o la Washington Post, secondo alcuni puristi) è sceso del 29%, a quota 9,2 milioni.
Prima o poi doveva succedere. Era inevitabile.
La convergenza è dappertutto. Non è mai stato facile come adesso raggiungere un grande pubblico, il problema è interagire con il pubblico che si è raggiunto.
E in questo cambiamento che si gioca tutto, perchè impattano sul modo con cui la gente si comporta. (La gente siamo noi, sono io che scrivo, sei tu che leggi, che hai voglia di confrontarti e avere un feedback, che vuoi essere trattato come persona e come cliente...).
Alcuni dati che dimostrano il trend in corso:
- In America il numero dei lettori dei quotidiani stampati è sceso di oltre 7 milioni, mentre il numero di lettori on line e blog è cresciuto di 30 milioni.
- Negli ultimi 2 mesi la quantità di video caricati su You Tube è stata superiore al totale di ore trasmesse dalle televisioni americane 7 giorni su 7 a partire dal 1948!
- Il numero di visitatori dei siti di informazione americani è di circa 10 milioni al mese, mentre il numero di visitatori di Facebook, My Space e You Tube è di circa 250 milioni.
- 6 anni fa non esisteva nessuno dei tre social network appena citati...
Un bel trend, vero?
I lettori del sito di The Huffington Post sono diventati (molto) più numerosi dei lettori del Washington Post.
Non ci sarebbe niente di male, sarebbe solo una battaglia tra editori se non fosse che l'Huffington Post è un blog, creato e gestito da Arianna Huffington.
Nell'ultimo anno l'Huffington è cresciuto del 26% fino alla verticinosa cifra 9,4 milioni di lettori unici, mentre nello stesso periodo il Washington (o la Washington Post, secondo alcuni puristi) è sceso del 29%, a quota 9,2 milioni.
Prima o poi doveva succedere. Era inevitabile.
La convergenza è dappertutto. Non è mai stato facile come adesso raggiungere un grande pubblico, il problema è interagire con il pubblico che si è raggiunto.
E in questo cambiamento che si gioca tutto, perchè impattano sul modo con cui la gente si comporta. (La gente siamo noi, sono io che scrivo, sei tu che leggi, che hai voglia di confrontarti e avere un feedback, che vuoi essere trattato come persona e come cliente...).
Alcuni dati che dimostrano il trend in corso:
- In America il numero dei lettori dei quotidiani stampati è sceso di oltre 7 milioni, mentre il numero di lettori on line e blog è cresciuto di 30 milioni.
- Negli ultimi 2 mesi la quantità di video caricati su You Tube è stata superiore al totale di ore trasmesse dalle televisioni americane 7 giorni su 7 a partire dal 1948!
- Il numero di visitatori dei siti di informazione americani è di circa 10 milioni al mese, mentre il numero di visitatori di Facebook, My Space e You Tube è di circa 250 milioni.
- 6 anni fa non esisteva nessuno dei tre social network appena citati...
Un bel trend, vero?
martedì 20 ottobre 2009
Good morning America
Da ormai 5 giorni mi trovo a Washington per l'annuale Partners conference. I ritmi sono frenetici come sempre in queste occasioni, e il fuso non aiuta.
In questa occasione mi sono autoinventato il ruolo di reporter per l'azienda, sto scrivendo dei post quotidiani sul corporate blog.
Sono appena tornato dalla conferenza stampa al National Press club, una bella e nuova
esperienza, non c'è che dire.
Una cosa che mi colpisce sempre dell'America è la facilità con cui si riescono a scambiare esperienza e la velocità con cui si riescono a sviluppare progetti nuovi.
Ho un sacco di idee in in testa per quando ritorno.... Stay tuned
In questa occasione mi sono autoinventato il ruolo di reporter per l'azienda, sto scrivendo dei post quotidiani sul corporate blog.
Sono appena tornato dalla conferenza stampa al National Press club, una bella e nuova
esperienza, non c'è che dire.
Una cosa che mi colpisce sempre dell'America è la facilità con cui si riescono a scambiare esperienza e la velocità con cui si riescono a sviluppare progetti nuovi.
Ho un sacco di idee in in testa per quando ritorno.... Stay tuned
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